Palizzi

 

Alle pendici dell’Aspromonte sorge Palizzi, il borgo medievale più sud dell’Italia.
Il paese si trova tra i monti Grappida e Caruso, sotto i ruderi di un imponente Castello che ne è il simbolo. L’abitato, che rientra nel territorio dell’area ellenòfona, si articola in quattro frazioni: Palizzi Marina, Palizzi Superiore, Pietrapennata e Spropoli.
Le origini di questo piccolo paese sono incerte e avvolte nel mistero, alcuni pensano che sia stata una delle sette città ricordate da Aristotele e fondate dai calcidesi. Secondo il gesuita Cesare de Cara, invece, in questo territorio prima dei greci, giunsero gli Heltei-Pelasgi provenienti dalla Mesopotamia. Questa seconda ipotesi sembra essere stata avvalorata anche dalle recenti scoperte di alcuni reperti archeologici come cocci, vasi e piatti tipici di quell’epoca.
Dal punto di vista etimologico il nome Palizzi potrebbe derivare dal greco πάλη come ricorda il Barrius, ma la maggior parte degli studiosi ritiene che esso possa derivare da politsion ossia piccola città.
Caratteristica pittoresca di questo borgo è sicuramente il suo castello che sorge su una grande roccia che domina su tutto il paese affacciato sull’omonimo fiume Aléce conosciuto dai Greci come fiume Halex che segnava il confine tra le antiche Repubbliche di Locri e Reggio. Il fiume Halex è ricordato anche da Strabone nella sua Geografia (6, 1, 9) e collegato al mito delle cicale, mute nel territorio reggino e rumoroso nella locride.
Il primo documento in cui appaiono notizie sull’abitato risale alla metà dell’XI secolo. In questo periodo il borgo è parte dei beni del monastero di Sant’Angelo di Valle Tuccio mentre alla fine del secolo successivo appare tra i casali della contea di Bova. 
Fino al 1300 ca il territorio di Palizzi apparteva a Bartolomeo Busca ma nel 1322 fu venduto a Guglielmo Ruffo di Calabria, conte di Sinopoli, possidente di un vasto tenimento che comprendeva gran parte della Calabria Meridionale. Alla sua morte, il nipote Antonello dovette spartire il baronato con lo zio Folco, generando così il ramo dei Ruffo di Palizzi-Brancaleone, sopravvissuto per quattro generazioni, non senza bruschi intervalli, determinati dai contrasti dinastici tra Angiò e Aragona.
Nel 1479 Palizzi era in mano a Bernardino Maldà de Cadorna ma già nel 1498 tornò ai Ruffo, a cui si devono i lavori sul fianco nord orientale del castello, dove evidenti sono i segni delle novità architettoniche, importante nel Regno di Napoli da Francesco Giorgio Martini e Bernardo Rossellino. Il matrimonio di Geronima Ruffo e Alfonso de Ayerbo d’Aragona nel 1505, inaugurò una ripetuta serie di avvicendamenti dinastici che videro il baronato passare prima a Troiano Spinelli, poi di nuovo agli Ayerbo d’Argona e quindi nel 1580 ai Romano di Messina. Spetta a Giacomo Colonna Romano l’inserimento dello stemma araldico che campeggia all’ingresso del castello, posto forse al termine di una

 

campagna di restauri. Proprietà degli Arduino di Messina dal 1666, la terra di Palizzi fu venduta nel 1751 ai De Blasio i quali la mantennero fino al 1806.

Il castello che domina Palizzi Superiore è Monumento Nazionale per il Ministero dei Beni Culturali: un importante rudere, quindi, che proteggeva il paese dalla rocca più alta. Non si hanno certezze sulla datazione di questo castello, ma una lapide attesta che era presente già nel 1580. Nel corso dei secoli è stato più volte ristrutturato dalle famiglie nobili che l’hanno abitato, modificandone la struttura originaria. Sono ancora riconoscibili, però, le mura di cinta e una delle due torri che le intervallavano. All’interno si possono osservare lo stemma della famiglia Colonna e le particolarissime carceri scavate nella roccia.

Tipico di questo antico borgo è il Palizzi IGT, vino rosso e secco molto conosciuto. Proprio per questo Palizzi ha aderito all’associazione nazionale Città del Vino. Da segnalare l’evento“Calici di Stelle” che si svolge la notte di San Lorenzo (10 Agosto) nell’ambito del Festival Paleariza. I Catoja tornano a nuova vita assieme alle cantine del borgo per una degustazione di prodotti tipici del borgo all’insegna del divertimento e della musica folk.

 

 

 

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