
Bagaladi è un paese immerso nel verde dei suoi uliveti, situato su una collina ai piedi del Monte Sant’Angelo, a circa 450 metri s.l.m., ed è una delle due porte di accesso al Parco Nazionale d’Aspromonte.
Il borgo è frutto della commistione di numerose culture, è fortemente legato al passato greco-ortodosso. Fu dimora di numerosi monasteri basiliani come la Badìa di San Teodoro, vicinissima al centro abitato, il Monastero di Sant’Angelo, San Fantino e San Michele.
Il nome è oggetto di dispute storiche, c è chi sostiene che sia di derivazione araba, altri invece ritengono che Bagaladi derivi dal greco e significhi “bag” ovvero “valle” e “aladi” cioè “olio” quindi “ Valle dell’olio”.
Il paesaggio è caratterizzato dalla presenza di rigorosi uliveti che arricchiscono l’ agricoltura e l’ economia del paese.
Oggi è possibile visitare il Museo dell’Olio allestito presso la Porta del Parco di Bagaladi, all’interno troviamo strumenti antichi usati nei frantoi come la ruota a trazione idrica ancora funzionante.
Tra le festività più importanti si ricordano la Festa di San Teodoro Martire, patrono di Bagaladi, la quale viene celebrata il 9 novembre.
Molto sentita è la festa di Maria Santissima del Monte Carmelo celebrata la seconda settimana di agosto e la festa del Gonfalone nella prima settimana di agosto.
Nell’antico borgo, quasi ogni anno nel periodo natalizio, viene riprodotta la rappresentazione del Presepe vivente proprio perché le caratteristiche del paesaggio e le piccole viuzze lo rendono uno scenario perfetto per la realizzazione.
Non è facile ricostruire la storia del paese perché il tempo e le calamità naturali susseguitesi hanno spesso cancellato le tracce. Bagaladi però custodisce, nella chiesa di San Teodoro Martire, un tesoro inestimabile del 1500: il Crocifisso e l’Annunciazione attribuite all’artista Antonello Gaggini. Sembra che il tempo abbia voluto preservarle come per farle giungere a noi e poter ricostruire, in parte, la storia che ha attraversato il paese di Bagaladi.
Importante, a tal proposito, è il contributo dello storico dell’arte Pasquale Faenza, il quale in diversi articoli si è interessato dello studio di queste opere.
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